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Eugenia Tamburri, pianista e concertista… “La musica non basta mai! Bisogna “curvare” in senso musicale”.

 

Ciao Eugenia, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscere qualcosa di più di te quale artista, cosa racconteresti?

Ciao, Andrea, grazie a te per avermi invitato! Come artista racconterei che sono nata in provincia di Isernia ed era il 1982. Opero nell’arte principalmente come interprete di repertori classici solistici e cameristici nonostante mi sia occupata di puntate radiofoniche in qualità di autrice e conduttrice collaborando per importanti emittenti radiofoniche e televisive, dissertando di storia dell’arte e di ricerca etnomusicologica, avendo seguito un percorso universitario in queste direzioni. Continuano le mie ricerche sulla musica dell’America Latina in generale e del Venezuela in particolare, e a breve uscirò con una pubblicazione.

 

Come definiresti il tuo stile musicale e artistico? A cosa ti ispiri?

Latinista convinta, mi ispiro quando posso all’etimo dei vocaboli che introduco nei miei discorsi. Ars, Arte: tecnica, metodo pratico unito alla bellezza dei prodotti. L’artista è l’Artefice, come già in epoca medioevale, di qualcosa di bello. L’eccellenza ha spesso indicato una distinzione dell’artista dall’artigiano. Tuttavia la parola Artigiano mi piace assimilarla alla nostra arte immateriale fatta di suoni determinati e di suoni indeterminati, di onde longitudinali… La fonte d’ispirazione è quasi sempre letteraria e, parafrasando quel drammaturgo particolare e delicato che fu Anton Cechov, la musica (ove lì la medicina) è la mia sposa e la letteratura è la mia amante.

 

Chi sono i pianisti del passato che ami di più e perché? I tuoi studi?

Il mio mondo musicale di nascita è classico ed accademico. Sono stata allieva dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dell’Accademia Musicale Chigiana, della Scuola di Musica di Fiesole… Ho studiato con maestri importanti, tra i quali piacevolmente ricordo Rocco Filippini, Bruno Canino, Felix Ayo, Lya De Barberiis per citarne alcuni. Apprezzo i pianisti del passato e ho “studiato” il loro suono cercando di carpirne qualche particolare sfumatura: Claudio Arrau, Arturo Benedetti Michelangeli… sono loro Ie mie divinità.

Chi i contemporanei e perché?

Non mi appassionano tutti gli interpreti contemporanei. Preferisco astenermi dal riportare i nomi di colleghi viventi. Sono innamorata del passato che non torna più ma che resta nella memoria dei microsolchi, quelle registrazioni tanto sporche quanto affascinanti. La perfezione che si ottiene in sala di registrazione mi emoziona poco. Ascolto tanta musica e non necessariamente al pianismo è volta la mia ricerca a tutto tondo. Sono cresciuta con Mozart, mi hanno svezzato con Beethoven e perfezionato con Brahms: li eseguo con passione nelle formazioni da camera che prevedono in organico il pianoforte.

 

Un grande innovatore della musica classica di fine ‘800 inizi ‘900 fu il grande pianista e compositore francese Claude Debussy (1862-1918). Cosa pensi delle sue composizioni e della sua tecnica? Nel tuo modo di suonare c’è qualcosa che si ispira a Debussy?

Mi piace molto suonare composizioni di Debussy. Mi ispiro al chiarore della musica di questo autore che mi capita di interpretare attraverso l’esecuzione della suite Estampes, degli Studi, della Suite Bergamasque e anche della sua musica da camera (sonata per violoncello e pianoforte, sonata per violino e pianoforte, trio, En Blanc et Noir la suite del 1915 per due pianoforti…). Quando suono Debussy è vero che visualizzo i primi capolavori su tela di Monet e Manet quindi mi piace pensare di suonare en plein air e di colorare le pagine di musica immaginando sinesteticamente suoni e colori… Penso proprio alla sinestesia, al fenomeno sensoriale e percettivo! Penso ad una sorta di contaminazione dei sensi che riproduco toccando i tasti del mio pianoforte… Esperienza di tipo sinestetico ovviamente, senza assunzione di sostanze stupefacenti (Eugenia sorride).

     

Un altro grande pianista e compositore a cavallo tra i due secolo scorsi fu Erik Satie, grande innovatore che seppe creare musiche e composizioni che dal classico sanno essere contemporanee e moderne insieme. Cosa pensi della sua musica molto apprezzata anche oggi? E perché piace secondo te?

Ovviamente hai scelto un altro compositore da me a lungo interpretato anche durante spettacoli teatrali: il magico Erik Satie. Una sorta di vessatore dello spettatore: i suoi motivi ciclici, i temi ripetitivi, le adorabili Gymnopédies… Suono Satie pensando alle danze processionali degli efebi nudi a Sparta durante le antiche festività. M’impregno di storia, disciplina che fortunatamente insegno da oltre una decade nelle scuole italiane di istruzione secondaria di secondo grado. Satie e la sua ambiguità armonica mi appassionano da anni. I compositori francesi mi affascinano: sogno Montmartre nel 1887 e le prime partiture senza misure di Erik! Le annotazioni di Satie circa la maniera di interpretare la propria musica sono state la grande innovazione di allora che ritrovo oggi nelle partiture contemporanee di compositori che pure mi diletto a portare in scena quando scritturata.

 

Come è nata la tua passione per la musica?

 Un po’ per gioco e un po’ per caso… Salesiano di formazione umanistica e melomane per convinzione, mio padre un bel giorno incontrò la validissima insegnante molisana Andreina Di Girolamo, che m’introdusse alla Musica a piccoli passi (avevo cinque anni e avrei a breve iniziato a frequentare quella che negli anni Ottanta si chiamava ancora Primina) continuando poi a seguirmi fino al conseguimento del Diploma di Pianoforte presso il Conservatorio Lorenzo Perosi di Campobasso. Mio padre era di certo più consapevole di me, avvolta da un astigmatismo che ancora mi accompagna fedelmente mentre cercavo le note musicali e le prime lettere dell’alfabeto…  Creatore d’impresa ante litteram, pochi anni dopo la mia iniziazione, mio padre smise di suonare l’organo in Chiesa e di curare la schola cantorum che aveva precedentemente istituito, memore degli insegnamenti di Don Bosco, con i quali sono stata educata. E se non avessi superato gli sforzi intellettuali e di concentrazione combattuti negli anni del Liceo del Conservatorio e dell’Università, la pianista imbottigliata in me avrebbe lasciato volentieri il posto alla professoressa di Latino o ad un’interprete simultanea di Lingua Cinese.

 

Perché secondo te oggi la musica e l’arte in generale, sono importanti? E perché si dovrebbe già da piccoli imparare a suonare uno strumento?

Ad oggi, oggi che non ho più cinque anni e che appartengo alla “corporazione” di docenti dipendenti del nostro Ministero dell’Università e della Ricerca, credo sia fermamente necessario studiare musica fin da piccoli esattamente come in tenera età si apprende una nuova lingua e con spargimento di cuore m’impegno nella docenza affinché possa un giorno diventare obbligatorio lo studio di questa materia che aggettivano addirittura “alternativa” ad altri insegnamenti previsti dall’ordinamento scolastico italiano attualmente in vigore… Invitata dalla curatrice Amelia Stancanelli, ho scritto un libro con Luigi Berlinguer e con molti altri eccellenti colleghi a riguardo… Insegnare musica durante l’intero percorso formativo scolastico si dovrebbe! Se ci fosse più musica – ne sono convinta ! – il terrorismo sarebbe meno invadente. Ci sarebbero più sorrisi e meno violenza verbale gratuita in strada, meno omicidi plurimi, meno distorsioni di anime… Ci sarebbe ovunque più musica! La musica non basta mai! Bisogna “curvare” in senso musicale.

Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, in una bella intervista del 1967 disse… «A cosa serve l’Arte se non ad aiutare gli uomini a vivere?» (Intervista a Michael Perkins, Charles Bukowski: the Angry Poet, “In New York”, New York, vol 1, n. 17, 1967, pp. 15-18). Tu cosa ne pensi in proposito? Da questa prospettiva, a cosa serve la tua arte, ovvero, la musica?

Leggo volentieri Charles Bukowski, ne condivido il cinismo ma anche la direzione delle idee. Lavoro molto in teatro con registi e attori italiani di fama mondiale e sono orgogliosa di continuare ad essere la bambina di Isernia di 36 anni fa. L’Arte è a mio avviso necessaria e serve a vivere assolutamente. E a vivere nel migliore dei modi. Lavoro con adulti, anziani, bambini, anche nell’ambito della musicoterapia e della riabilitazione dei dislessici e dei disgrafici attraverso la Musica: terapia del corpo e dell’anima. Vivo la storia e la storia della musica in un quadro profondamente sinottico degli eventi del presente ma anche del passato proiettandoli nel futuro… Fare musica, sporcarsi le mani di musica per me è come respirare. Bisogna fare più musica! Più ossigeno ! Dagli 0 ai 90 anni! Anche come socialità! La Musica di qualità è una forma sociale. È un antidoto, un antibiotico, un eccellente farmaco.

 

Cosa consiglieresti alle giovani donne che volessero cimentarsi nella tua professione?

 Tenacia, audacia, pazienza, temperanza, intelligenza.

 

Cosa ami della tua professione di concertista e di pianista affermata e pluripremiata?

Gli incontri, la vita degli artisti che incontro, gli scambi umani, le passioni, i pensieri e il raccolto dei pensieri, i viaggi, i treni gli aerei le navi e i porti le stazioni e le aerostazioni… conosciute queste ultime per la prima volta a 15 anni per un viaggio in America con la mia famiglia.

Immaginiamo che hai di fronte una numerosa platea di adolescenti di una scuola secondaria della tua città. Il tema del simposio è la musica. Cosa diresti loro per catturare l’attenzione? Quali i tre temi principali che secondo te andrebbero affrontati per appassionare giovani menti all’arte della musica classica, non solo da ascoltare, ma anche da suonare?

Farei cantare loro le filastrocche che cantavano all’asilo quando erano ancor più incontaminati dall’ambiente in cui oggi viviamo, li farei ballare su un tempo di minuetto, poi su valzer viennese e poi su un mambo o su una salsa o su un merengue, direi loro di utilizzare qualsiasi oggetto utile presente nel luogo del simposio e di sentire quanto è importante il tempo, nel quale si snoda e si organizza in equilibrio perfetto la nostra favolosa arte dei suoni che chiamiamo Musica.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti artistici? A cosa stai lavorando? Dove potranno seguirti i tuoi fan?

Sto lavorando a progetti televisivi con attori intellettuali e colleghi musicisti, anche per TV nazionali. Vi aspetto presto su altri schermi! Gli aggiornamenti saranno disponibili sul sito (in ristrutturazione). Grazie e Buon Anno a tutti!

Intervista di Andrea Giostra.

Alcuni link

Eugenia Tamburri
https://www.facebook.com/eugenia.tamburri.7
https://twitter.com/TamburriEugenia
https://www.instagram.com/eugeniatamburri/
https://www.rbcasting.com/rb/web/eugeniatamburri

Andrea Giostra
https://andreagiostrafilm.blogspot.it
https://business.facebook.com/AndreaGiostraFilm/

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