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Rizzi alla giornalista Caterina Guttadauro La Brasca

Oggi parliamo di un’Associazione tra le più note perché ha alle spalle una consistente tradizione: L’IPLAC cioè “Insieme Per La Cultura”. L’Associazionismo è il modo più sano per dare vita alla Cultura e noi, con questo intendimento, abbiamo fatto un articolo singolare perché vogliamo che la risposta ad una unica domanda sia il racconto di una bella eredità che un padre ha lasciato alla figlia che, memore della valenza affettiva e culturale di questo lascito,  diventasse un “Famiglia” per tutti. Dr.ssa Rizzi, sappiamo che l’Associazione nasce dalla sinergia e dalla volontà di più persone, ma Lei è la figlia di Nicola Rizzi, figura inscindibile dall’IPLAC.  In questo momento è aperto il Bando del vostro Concorso di punta:”IL VOCI” che Lui ha tanto fortemente voluto. Ce ne parla, invitando con motivazione gli Autori a partecipare?

Il Circolo Insieme per la Cultura – Iplac – è nato quattordici anni or sono dall’idea di mio padre, Nicola Rizzi, di dare una svolta al mondo dei Premi Letterari.
Era avvilito dalla poca serietà, dall’approssimazione e dalla pochezza dei Concorsi che frequentavamo. Desiderava un Premio trasparente, ricco di premi e autentico. Decise, così, di fondare l’Associazione e appose la prima firma. La seconda fu la mia.
Mi sembrava che in età matura mio padre mi rinnovasse la sua fiducia nei Sogni e il coraggio che occorre dimostrare per andare loro incontro.
Dopo le prime firme, tra le quali ritengo doveroso ricordare quella di Deborah Coron, di 
Gaetano Piccolella, di Maria Carla Gennari, di Maurizio Meggiorini,  il mio Papà ritenne che la situazione della sua vista gli impediva di ricoprire il ruolo di Presidente e lo affidò al mestrense Maurizio Meggiorini. La prima sede del Circolo fu al suo indirizzo e il Premio per i primi sette anni si svolse a Mestre. Intanto, insieme alla volontà di fondare il Concorso, mio padre pensò che sarebbe stato innovativo, fondare un’Associazione distribuita su tutta la penisola, che costruisse ponti, non barriere, tra le regioni e che non fosse competitivo con gli altri Premi Letterari. Insomma nasceva la volontà di creare un organismo sopra le righe,che secondo il primo, semplice Statuto, tendesse a dare alla Cultura connotati di aggregazione.

Poco dopo la fondazione si aggregò al Circolo Roberto Guerrini, antico amico di mio padre e della nostra famiglia, di ritorno dalla sua avventura di banchiere. Nel 2007 il mio Papà si spense e gli altri soci decisero di intitolargli un’Edizione di “Voci” – è questo il nome del Premio – e, in seguito, di dedicargli il premio in metrica “Nicola Rizzi”.
Il vecchio presidente diede le dimissioni e fu sostituito dal Poeta torinese
Roberto Mestrone, ancora in carica. La sede del Circolo si spostò a Cinto Euganeo – indirizzo della Segretaria Deborah Coron -, e il Premio divenne “VOCI” Città di Abano Terme. Roberto Guerrini, dopo l’ultimo evento ha deciso, insieme al Presidente, di compiere un ulteriore salto di qualità e quest’anno il concorso si svolge nella Capitale. Il ruolo di Segretario -tesoriere è stato assegnato a Tonino Puccica, che gestisce l’Enoteca Letteraria di Via Quattro Fontane, 130, dove si svolgono i numerosissimi eventi Iplac romani. La stessa Enoteca riveste attualmente il ruolo di sede del Circolo. Quest’anno, quindi il nostro Concorso si intitola “VOCI” CITTA’ DI ROMA e si svolge nella Capitale. Per avere notizie dettagliate del Premio stesso si può ricorrere al seguente link:

http://www.circoloiplac.com/events/event/premio-int-le-voci-citta-di-abano-terme/

E a ogni cambiamento corrisponde la speranza che i principi enunciati da mio padre trovino basi solide sulle quali poggiare per dare alla Cultura le caratteristiche che merita.

Grazie dr.ssa Rizzi, auguriamoci che questo suo racconto personale e familiare che, in questo approssimarsi del Natale, ha quasi il sapore di una favola sia utile a tanti giovani, per far comprendere il valore dell’Associazionismo, della  tenacia con cui vanno perseguiti i sogni e tramandati poi ai più giovani. Questo ci  testimonia anche il legame di un Padre e una Figlia che non si sono mai lasciati.

 

di Caterina Guttadauro La Brasca

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